Welfare Connesso, dal 22 luglio al via gli sportelli di assistenza e orientamento

Nasce un nuovo modello di welfare sanitario di prossimità per le persone più fragili.

Prenderanno il via il prossimo 22 luglio gli sportelli di assistenza e orientamento di Welfare Connesso, il progetto promosso da ADICU Aps, in partenariato con Fondazione ANT Franco Pannuti – ETS, UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare – Direzione Nazionale e FAND – Associazione Italiana Diabetici ODV, con il sostegno del Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo, nato per rafforzare un modello di welfare sanitario di prossimità, integrato, gratuito e personalizzato rivolto alle persone che vivono condizioni di particolare fragilità. L’iniziativa si propone di offrire una risposta concreta ai bisogni di persone con disabilità, anziani non autosufficienti, pazienti cronici, persone in condizioni di precarietà abitativa e marginalità socioeconomica, mettendo al centro la persona attraverso una presa in carico multidimensionale e interdisciplinare. Il progetto combina sportelli territoriali integrati, équipe domiciliari sanitarie e sociali e strumenti tecnologici innovativi, dalla telemedicina alla realtà aumentata, per garantire continuità assistenziale e un accesso più semplice ai servizi.

L’avvio del progetto si inserisce in un contesto caratterizzato da una crescente vulnerabilità sociosanitaria. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e le difficoltà della rete territoriale stanno infatti modificando profondamente i bisogni di assistenza. Secondo il Ministero della Salute, il 40% della popolazione italiana convive con almeno una patologia cronica, percentuale che supera il 55% nelle fasce sociali più fragili. Il diabete interessa oltre 3,9 milioni di persone e solo il 17% dei pazienti raggiunge gli obiettivi clinici raccomandati. Parallelamente, ogni anno vengono diagnosticate oltre 390 mila nuove neoplasie, mentre più di 1,4 milioni di cittadini convivono con disabilità motorie permanenti o progressive, spesso senza un accesso adeguato ai percorsi riabilitativi e ai servizi domiciliari. A fronte di questi bisogni, il progetto punta a costruire una presa in carico realmente integrata, capace di mettere in rete competenze sanitarie, servizi sociali e associazionismo, superando la frammentazione che ancora caratterizza molti percorsi assistenziali. Tra gli obiettivi figurano il rapido accesso alle cure domiciliari specialistiche, il coordinamento tra medici di medicina generale, specialisti e operatori sociosanitari, il supporto psicologico per pazienti e familiari, l’orientamento tra i servizi disponibili, l’educazione terapeutica personalizzata e l’utilizzo di strumenti di telemonitoraggio e tecnologie assistive.

Uno degli elementi centrali di Welfare Connesso è il sostegno ai caregiver familiari, spesso invisibili ma fondamentali per il sistema di cura. Secondo il CNEL, il 60% dei caregiver è costretto a ridurre o abbandonare il lavoro, mentre soltanto il 5% ha ricevuto una formazione o un supporto strutturato. Per rispondere a questa esigenza il progetto attiverà percorsi formativi, sportelli antistress, gruppi di auto mutuo aiuto e supervisione psicologica, con l’obiettivo di prevenire il burnout e valorizzare il ruolo di chi quotidianamente assiste un familiare. All’interno della rete progettuale, ciascun partner metterà a disposizione competenze specifiche.

Fondazione ANT, da oltre quarant’anni impegnata nell’assistenza oncologica domiciliare e nella prevenzione, rafforzerà il supporto psicologico ai caregiver, coinvolgendo anche quelli che operano nelle realtà associative di UILDM e FAND. UILDM svilupperà interventi di supporto psicologico attraverso strumenti di realtà virtuale destinati alle persone con malattie neuromuscolari. FAND concentrerà invece il proprio intervento sulla prevenzione, sull’educazione terapeutica, sugli screening e sulla gestione della cronicità diabetologica, favorendo una maggiore autonomia delle persone assistite. Il progetto si sviluppa su scala nazionale e prevede un sistema indipendente di monitoraggio e valutazione dell’impatto, basato su indicatori misurabili, con l’obiettivo di verificare l’efficacia degli interventi e costruire un modello replicabile nei diversi territori.

La finalità è consolidare una rete stabile tra pubblico e Terzo Settore, capace di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e di rafforzare il welfare di prossimità attraverso soluzioni sostenibili e innovative. I destinatari diretti del progetto saranno 500 persone con patologie croniche, 200 pazienti oncologici, 150 persone con disabilità motorie e 600 caregiver familiari di pazienti oncologici, distrofici o diabetici. Benefici indiretti sono attesi anche per le famiglie, per i professionisti sanitari e sociali coinvolti nella rete territoriale e, più in generale, per le comunità locali, che potranno contare su un modello di assistenza più integrato, accessibile e orientato alla continuità delle cure.

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